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SERGE LUTENS - GRATTE CIEL COLLECTION


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#1 Laura C.

Laura C.

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Posted 05 February 2019 - 01:16 PM

Chene

Anno 2004

 

Impressioni/Recensione di Isaac

Bel legnoso ma decisamente dolce per il mio olfatto.. l'ho amato al primo sniffo ma ora non è tra i miei preferiti..anzi....tuttavia non me la sento di bocciarlo, è sicuramente un profumo di gran classe ma c'è qualcosa che il MIO naso non sopporta.... di certo non mi evoca un bosco.. sento solo una quercia che brucia in un camino in una casa in cui si sentono tanti odori dolci (forse incensi profumati, candeline).. insomma non una quercia selvaggia ma addomesticata... un interpretazione che può piacere o non.

 

Impressioni/Recensione di Don Josè

 

Avevo appena finito di dire che tutti i profumi o quasi di Lutens sono portati da un struttura dolce che mi imbatto in Chêne, vale a dire l'eccezione che conferma la regola, anche se non fino in fondo e vi dirò perché, alla fine.
Chêne è l'omaggio personale di monsieur Serge ai sentori del bosco. Il suo nome, tradotto, vuol dire "Quercia" e mai nome fu più azzeccato per un profumo di cui tutto si può negare fuorché la sua natura di legnoso D.O.C. Delle note elencate in piramide non ne conosco quasi nemmeno una: quanto meno non riesco ad isolarle per capire bene dove siano collocate e che ruolo giochino nella composizione di Sheldrake.
Io vi posso solo dire che ci sento note simili ad un altro boscoso che amo molto, Bois d'Ombrie. In particolare ho la sensazione di ritrovare quegli accordi olfattivi evocativi del whisky/rhum. E poi, ancora dell'elicriso, denudato di quella caratteristica untuosa della pasta di liquirizia presente e in Sables e in Chypre rouge.
E' un profumo con preponderanza di note secche, così secche da talcarsi anche un po': è l'odore del legno vecchio divenuto un po' poroso; del classico baule in soffitta che ogni tanto tiriamo fuori per descrivere qualche profumo.
Dicevo un omaggio al bosco. Se Bois d'Ombrie è il bosco umbratile, dove a regnare incontrastata è l'acqua che impregna legno ammuffito di tronchi e rami addormentati negli acquitrini, Chêne è il bosco di querce che lascia filtrare l'autunnale sole tardivo: non v'è acqua, ma l'odore del vapore che il sole ancora caldo libera dalle foglie cadute e aggredite dalla traspirazione della terra sottostante. E dite quel che volete ma io ci sento anche i funghi porcini che ogni autunno cerco come un disperato senza mai trovare!
Ho lasciato in sospeso un'impressione iniziale scrivendo che la natura secca di Chêne non convince del tutto. A dire il vero legnosi di questo genere, non escluso Bois d'ombrie, muoiono con una nota dolciastra che non si ritrova tanto nella costruzione voluta dal naso, per esempio in chypre rouge il corpo fruttato, quanto proprio nel DNA delle note olfattive stesse. Non sono sicuro di essermi spiegato.
Chêne è confortevole da portare, ha un piacevole sillage e vi confesso una cosa: finora è l'unico Lutens dei pochi provati che non mi mette a disagio indossare fuori casa. E' il profumo dell'autunno. Ottima persistenza. Sperimenterò la mescola con Bois d'Ombrie: chissà che non lo fissi un po' di più.



#2 Laura C.

Laura C.

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Posted 05 February 2019 - 01:18 PM

De Profundis

Recensione/Impressioni di Silkford

Dopo aver letto il requiem a Monsieur Lutens scritto da Coifan, con quei ringraziamenti finali che mi hanno un po' commosso, lo confesso; è difficile parlarne realmente privi da condizionamenti. Comunque sì, la delusione è alta, come alta era l'aspettativa per questo profumo. Viola, oscuro, con un tema grande come la morte e la trasfigurazione... materiale per Lutens. Invece niente. Non c'è l'oscurità, di viola c'è solo il bel colore del liquido, di morte e trasfigurazione c'è solo l'odore dei fiori recisi, magari di qualche corona mortuaria o di quando vai dal fioraio a comprare un mazzo da portare al camposanto. Un camposanto ben lavato con detergenti e detersivi varii.
Non voglio fare il malmostoso, perchè che dietro ci sia una grande mano e un naso fuoriclasse è indubbio; le cangianze e le caprole con doppio avvitamento sono presenti anche qui... soltanto che passare dal fioraio alla lavandaia non era la massima aspirazione che avevo per quest'ultimo (probabilmente definitivo), lavoro.

EDITO: il drydown è di un dolciastro stucchevolissimo.



#3 Laura C.

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Posted 05 February 2019 - 01:19 PM

Fille en aguilles

Impressioni/Recensine di Don Josè

Aghi di pino in vino agro balsamico di Modena. Il nuovo Lutens Export è un profumo denso, agrodolce con riflessi marsalati.
Ottima persistenza, dopo le note di testa balsamiche svela un cuore di spezie e marsala troppo suscettibile alla tentazione di virare verso il dolce, ma, anziché prendere una piega da caramella come molti altri Lutens, anticipa e risolve in tempo la virata scegliendo ad una soluzione più secca, la freschezza dell'incenso di un Cardinal, di un Avignon o forse più di un Messe de Minuit. Un incenso che marchia il drydown legandosi indelebilmente al ricordo che di Fille rimane una volta estintosi sulla pelle. Secondo me è un profumo che raccoglie del già sentito, anche per quella parte balsamica. Di non troppe pretese, non penso faccia per me, tuttavia lo ritengo un buon profumo. Nell'ordine: balsamico, aromatico, speziato e fresco.

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Impressioni/Recensine di Elmifra

che amara delusione...a parte l'inizio, gradevole, di odor di pineta, sì proprio di aghi di pino, il resto, boh, mi ha ricordato vagamente la trasparenza di profumi di giacobettiana memoria, tipo "Passage d'Enfer"...persistenza pressochè nulla.Per me è "archiviato".

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Impressioni/Recensine di Fede (2011)

L'apertura mi è piaciuta abbastanza, sa di pineta viva, sembra di passeggiarci in mezzo, aghi, rami spezzati, resina. Poi ha un momento in cui vorrebbe diventare qualcosa di speziato, ma passa subito e nel giro di pochi minuti rimane solo incenso.
Ora questo di per sè non è un difetto, io non sono una fan di questa nota, ma ad esempio mi piace come è trattata in Spiritus/Land e sono sicura che ci siano tantissimi incensi che potrebbero dirmi molte cose.
Questo però mi sembra una botta forte di quell'odore un po' stantio che aleggia nelle chiese, mi dà quasi il mal di testa e sembra non avere nessuna intenzione di diminuire la sua intensità con il passare del tempo...

 

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Impressioni/Recensine di bluebruja (2015)

 

Legni, incenso e resine in salsa balsamica. Buono, ma per me che non amo la nota balsamica, mi disturba un po'.



#4 Laura C.

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Posted 05 February 2019 - 01:20 PM

Fumerie Turque

2003 - Gratte Ciel Collection
 

Impressioni/Recensione di Laura C.

Tanta roba, è l’analisi intellettualissima e profondamente concettuale su cui si sofferma immediatamente il mio pensiero; quando, al primo sniffo, sai che ti stai lentamente innamorando, il pattern è diverso ed analizzare diventa più difficile, cerchi di dire al cervello di smettere di produrre suoni balbettanti e gongolanti e fare focus, e niente o meglio, dato il livello, gnente con il gn, lui continua a bearsi del profumo e a soffermarsi su concetti effimeri e bourgeois, del tipo porca l’oca se è buono, cribbio che figata, e suoni vari, ok richiamato ulteriormente all’ordine. Tabacco, ovviamente, miele, tonka, vaniglia, rosa, camomilla, styrax e suede. Tutto dosato magistralmente, non è tabaccoso come temevo, si sente, ma è ammorbidito, docile, la tonka lo spalleggia rinforzandone i contorni, cosa facciano miele, suede e vaniglia, anzi come lo facciano, non riesco bene a descriverlo, ammantano il tutto in un avvoltolamento su se stessi quasi poetico, riesce a non esser troppo dolce (la cosa è ovviamente opinabile e dipende dalla pelle), posso dire che per me è sulla soglia limite di dolcezza, per qualcuno quindi sarà sicuramente troppo dolce, penso anche di riuscire a sentire bene la camomilla avente la stessa funzione cashmerosa (ecco che parto con i miei neologismi, pazientate), mi pare di identificare anche la rosa, è come se si nascondesse dietro al tutto dicendo: credevi che fosse tutto qui il profumo e di averlo già capito, invece no, ci sono anche io; il patch viene leggermente fuori in un secondo momento, sempre in combo con la rosa, ricevi delle ventate alterne, a volte tabacco-tonka, a volte rosa-patch. Qualcosa, ci mancherebbe anche, non la trovo: ginepro e ribes. Sullo styrax non saprei, penso mi si confonda nel mix tabacco-tonka ma è una nota che ancora non ho dimestichezza nel riconoscere. Io non sento affatto un odore di sigaretta, mi spiego meglio: se dico tabacco io ho l’associazione immediata all’aromatico tabacco da pipa, se leggo sigaretta è qualcosa di associato ad un odore sgradevole/puzza. Avvolgente e molto invernale, meraviglioso.



#5 Laura C.

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Posted 05 February 2019 - 01:21 PM

L'innommable

Impressioni di ROBERTO

 

Non so.
La prima ora mi piace ma non mi sorprende, poi viene fuori una nota che mi augura qualcosa di più originale e quindi ci credo -un incenso al cumino-, però arriva l’aura di « Bourreau des fleurs » con quel overdose di elicriso, e quindi mi delude un po’ la ripetizione. Ma era senza contare su un benzoino assieme ad un sandalo cremoso e speziato che porta la creazione nell’estetica dei primi Lutens : orientale ma non solo.

Ci devo ancora pensare, mi piace ma per ora non sono convinto come avrei voluto esserlo.

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Prometto che pensavo tutto quello che ho scritto più sopra. Ma oggi l’ho provato con lo spray, e non ho resistito all’acquisto.

Questa creazione è stupenda. Bipolare in quello che ha di sfumature varie. Il cumino -molto presente- è reso “succoso” e appiccicoso in un mazzo di frutta tipo datteri e prugna liquorosa.
L’effetto elicriso salato c’è sempre, ma è più luminoso che nella mia prima prova con anche l’idea di fieno umido.
Tutto questo si ammorbidisce e diventa gustoso grazie ad una buona dosa di benzoino caramellato e un sandalo cremoso e morbido.

Dopo varie uscite che mi hanno lasciato perplesso, qui posso dire che la coppia Lutens/Sheldracke is back!!



#6 Laura C.

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Posted 05 February 2019 - 01:21 PM

Musc Kublai Khan

1998 - Gratte Ciel Collection
 

Impressioni/Recensione di Cristian

Eccolo, ci siamo, e pensare che volevo gettare la spugna, è questo il muschio che voglio.
Il mio preferito? forse no, ma è il muschio che stavo cercando e poi questo nome è cos' chic, ha qualcosa di fiabesco....principe di Kublai Khan.
Cosa mi ricorda? l'odore di plastica bruciata, mi fa pensare a quando gioco con le candele, una mia grande passione :-)
raramente gli amici me le fanno trovare a portata di mano.
Io le tocco, le schiaccio, le plasmo, sposto la fiamma verso le pareti, fino a farle annerire e sciogliere....ecco, quello è il punto preciso, quando si forma anche un po' di fumo scuro e si sente puzza di plastica che cola.
La persistenza è buona e il colore è grigio , nero.

 

Impressioni/Recensione di Delo

Ho ricevuto un prezioso flaconcino, pochissimi ml, di questo famigerato muschio, l'ho provato subito sulla pelle:
l'inizio è stato di un forte odore di cumino, la sensazione di essere disteso sul vello sudato, umido di una bestia, poi lentamente, molto, molto lentamente mi sono ritrovato avvolto in una sinuosa e morbidissima pelliccia di un elegante felino, e ancora diventa sorprendentemente dolce, sento come della vaniglia, una vaporosa coda di volpe che ti fascia in modo rassicurante il collo.
Sensuale, pericolosamente sensuale.

 

Impressioni/Recensione di erodiade

lo trovo a dir poco fetido. Probabilmente non lo capisco, purtroppo a me arriva più come puzza che come profumo tongue.gif Nauseabondo, sembra di stare in mezzo ad una mandria di bufali (mi sovviene l'immagine suggerita dalla cara Skanda, quella, appunto, del mandriano smile.gif).
Non trovo nemmeno alcun punto di contatto con L'ombre fauve, sorry

 

Impressioni/Recensione di Nyneve

 

C'era una volta un'appassionata perfumista che conosceva la Bestia, quella che tutti temono e alla quale si accostano con reverenza e timore, *solo* come concreta, morbida, cremosa, perfetta.
Un bel giorno la carissima Skand@ le porta la versione export da testare.
Che dire?
Mi sembra uno dei primi tentativi di un apprendista profumiere che ha mescolato alla rinfusa un eccesso di muschio bianco, che da' la sensazione di soffocare in un barile di farina, con un po' di cumino e degli indoli che mi ricordano le note *sporche* di un Patou o un Lanvin molto molto vintage.
Ma dove è finito il coprisella di pelliccia del Kahn con le sue stracitate note di caprone?
E soprattutto, dove era Sheldrake mentre commettevano questo massacro?

 

Impressioni/Recensione di ROBERTO

 

Accanto al Musc Tonkin di Parfum d'Empire, il MKK è un dolcetto che si compra al Luna Park.
C'è da precisare che si tratta della "nuova versione" perchè le sue ultimi riformulazioni l'hanno reso ancora più dolce e quasi "gourmand" per me. S'inizia con un muschio acido, animale ed un fieno un po' sporco, ma voilà che questo muschio si trasforma in un muschio bianco, rotondo, cremoso e fiorito (rosa). MKK di Lutens è di 1998 e avrei voluto essere presente per vedere certe "madames Parisiennes" scoprirlo. Purtroppo è stato rovinato dalle riformulazioni (ho avuto la fortuna di annusare la prima versione e senza dubbi posso dire che non c'entra). Mi permetto di aggiungere che a questo punto vale meglio la pena di fermare la produzione di un profumo senza farci credere che è lo stesso.

 

Impressioni/Recensione di Laura C.

 

Sulle prime è difficile sentire altro oltre alla parte animale, credo sia civet che castoreum ma non chiedetemi di distinguere fra i due, sto cominciando, con il tempo, a trovare eleganza in queste note, cosa che, inizialmente mi sembrava una incongruenza, non le trovo più così respingenti, si fondono con la pelle, sto anche capendo che sono note diversificate e la mia pelle non sempre reagisce nello stesso modo, L’evoluzione di questa fragranza ha fasi alterne ma non prende mai una china su toni dolciastri accentuati. A parte l’ambra e ambretta io fatico a percepire altro: cumino no, patch nemmeno, niente rosa. L’impressione è proprio quella di indossare una pelliccia, di quelle di una volta, vere, ovviamente, che possedevano  un loro odore, che era normale e non ci si rifletteva su, un sentore che avevo dimenticato e che mi riporta a quando trotterellavo dietro mia madre in pellicceria. Appena si appiana leggermente la parte animalosa più oltranzista diventa più intimo e sensuale, sicuramente non per tutti e, se lo avessi sentito agli inizi del mio percorso mi avrebbe probabilmente quasi spaventato. Mi manca però di sentire davvero una parte di muschio, spero non sia per via della mia anosmia ad alcuni muschi, io non ne avverto nulla, note sopraddette, a parte. Molto invernale, anzi quasi impensabile come indosso primaverile/estivo, lo trovo molto dark, cupo, probabilmente dovuto al fatto di non sentire muschio e fra ambra e animale lo sento davvero racchiuso nel suo cocoon, praticamente avvolta nel codone di pelo
 



#7 Laura C.

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Posted 05 February 2019 - 01:22 PM

Serge Noire

 

Impressioni/Recensione di Lavinia

anche se come ben sapete non amo gli speziati questo profumo intenso ha una struttura bilaterale come se nel suo viaggio olfattivo procedesse su rotaie: l'incenso misterioso parallelo al mix di spezie (cedro, cannella, chiodi di garofano) per poi fondersi in un caldo sodalizio nel drydown.

 

Impressioni/Recensione di Simone

inizio a pensare di star ingaggiando una lotta con i profumi del maestro...
Mi pare che il piacere che si trae lo si debba un po' conquistare, appena indossato mi ha investito con una nota che non definirei "bruciata", come molti hanno scritto, ma che per me assomiglia a qualcosa di balsamico e "ampio".
Una nota che sulle prime mi respinge, ma che su di me si fa subito più secca ed elegantemente maschile.
E' un profumo che mi fa sentir sicuro e pacato, un uomo di certezze consolidate; quello che non sono.
A distanza di 10 ore riesco a percepire una nota incensata molto calda.

 

Impressioni/Recensione di ROBERTO

 

Uno dei miei preferiti? Non oserei, però uno dei profumi più evolutivi e sorprendenti che ho. Ogni volta che lo indosso ho quasi una sensazione diversa. 
La prima volta che l'ho indossato, anni fa, pensavo fosse stato il mio deodorante ad avermi abbandonato. Invece il mio naso non era ne pronto ne abituato per una tale dose di canfora in apertura. E' un profumo d'incenso caldo ..anzi, carbonizzato! Intorno a questo incenso c'è altra gente che si è giunta alla danza austera : le spezie, la cannella, lo spicchio. Il tutto ci da un'impressione di un dolce amaro metallico. Dal caldo si va al giaccio, e si ritorno nelle fiamme il tutto su un filo di seta, in breve una sinfonia orchestrata perfettamente.

Però (c'è un "però") è un profumo chiaramente non facile, che chiede la calma del saggio e una follia "pyrogenisata". 
Tra urli barocchi e precisione giapponese. Uno schiaffo in un guanto di velluto.

ps : in francese "la serge" significa "la saia". Avrete capito il gioco di parole con il suo proprio nome

 

Impressioni/Recensione di Lady In Black

 

Ci ho messo molto ad apprezzarlo ed ancora non ci capiamo tutte le volte che lo indosso. Le note olfattive sarebbero cannella, patchouli, ambra, legni neri, altrove incenso, alloro, ambra, cisto. Serge Noire sa di incenso bruciato....non di granelli di incenso che fumigano lentamente sull braci ardenti, ma proprio di incenso reso incandescente da un lanciafiamme e poi incenerito. Oggi era terribilmente acre e pieno di spine all'inizio, ma ci sono giorni in cui questo odore di fuliggine mi intriga.
Poi si stempera in odore di armadi in ebano, nero, fumoso, severo, pepato, polveroso, con tracce olfattive della cera d'api vergine usata decenni prima per la lucidatura.
Solo alla fine, dopo ore, perde la sua austerità e si concede con un po' di dolcezza, tenero di benzoino e d'ambra.

 

Impressioni/Recensione di elmifra

 

Serge Noir sembra sia il favorito di Lutens che infatti si è autocitato nel dare il nome alla sua "creatura"......leggevo in una intervista che, creando il profumo in oggetto, Serge Lutens ha immaginato il periodo in cui ha lavorato per Dior dal 1968 a 1980. Questo periodo è legato al ricordo dei luoghi dell'"Haute Couture" parigina: puro e semplice lusso, rigore, padronanza e rispetto per l'immagine del corpo femminile. L'atmosfera ovattata delle stanze di esposizione, delle presentazioni di moda, lontana anni luce dal clamore delle sfilate scintillanti che siamo abituati a vedere.........un' atmosfera eterea, un'eleganza silenziosa fatta di vestiti neri, carnagioni pallide ......un'immagine insomma di minimalismo chic...... Sì, forse , la fragranza rispecchia quest'idea..... è una "boisè" secca che apre forte, stridente, confusa con legni e cannella avvolti da una coltre di fumo....sento nella prima parte di evoluzione e, per le successive due ore, un forte sentore di cannella, la cannella dei chewingum, aspra e balsamica, ma dolce, nello stesso tempo......quest'ultima cede poi il passo alla parte che preferisco, quella con l'incenso....non un incenso liturgico, ma un incenso meditativo e carnale nello stesso tempo.....rimane così fino alla fine......addolcito dall'ambra e dal benzoino.....Non ha una persistenza e longevità particolarmente spiccate, come altri Lutens .....ma comunque ne rimane traccia per l'intera giornata......Nel complesso mi piace, credo che Lutens sia riuscito nell'intento di "concretizzare" la sua idea....è comunque una fragranza "minimale" se paragonata alla complessità e ricchezza di fragranze quali Amber Sultan, Vetiver Oriental, A la nuit, Sarrasin, Chergui e via dicendo......ma non vorrei che fosse mia, per cui mi limito a metterla occasionalmente fino ad esaurimento del sample

 

Impressioni/Recensione di Don Josè

 

Non vorrei pensaste che lo faccia apposta: è meramente un caso che anche con il terzo Lutens mi venga facile un paragone con un altro profumo anch'esso di recente creazione. Che sia l'alloro dichiarato in piramide il responsabile della partenza canforata e balsamica di Serge Noir? Perché a dire il vero mi sembra più convincente l'attacco di Sheldrake piuttosto che quello della tigre di Heeley. Esprit du tigre comincia con una canfora che svanisce in poco tempo e che più che quella pare mentolo, per poi morire in un insignificante letto di sterpaglie che a definirli legni gli si fa un complimento. Legni poi giovani, arbusti quasi: lisci come il volto di un imberbe. E la tigre? Mah! Ma non è questa la recensione di Esprit, bensì quella di questo aristocratico incenso dalla buona persistenza e dal sillage discreto e non invadente anche se duraturo. Insomma: pare proprio che le sua caratteristiche "tecniche" (persistenza e ampiezza della scia) rispecchino la distinta persona di Monsieur Serge, da come appare nelle fotografie che lo ritraggono. Veniamo al contenuto, ai colori olfattivi di questo che fino ad ora è l'unico Lutens per cui meterei quasi la mano al portafoglio. Torniamo da dove abbiamo cominciato, vale a dire dalla partenza. Canforata, dicevo: in realtà la parola più adatta sarebbe dire che Serge Noir apre con delle profonde e scure note balsamiche che con ritmo regolare diradano inserendo le due note dominanti: l'incenso e l'ambra. Nemmeno qui, l'idea lutensiana delle strutture dolci e rotonde a mio avviso si smentisce. Sulla mia pelle, contrariamente a quanto letto, Serge non assume tonalità acri: anzi io non sento note bruciate in alcun modo. Questione di epidermide: giusto ieri ricordavo che alcune volte tendo ad addolcire i profumi. Ma su questo discorso sarebbe bello e utile aprire una discussione, provare a giocare tutti insieme alla scoperta del proprio ph, oltre la propria esperienza.
L'incenso rivela un altro leit motiv di questa maison che tende ad unire alla dolcezza anche il calore: infatti è un incenso caldo, non fresco e quindi non l'incenso ecclesiastico all'Avignon di Comme. Direi quasi saponoso molto simile in questo - la sola nota di incenso, lo ribadisco - a quello utilizzato in Spiritus/Land di Miller et Bertaux: e secondo me, azzardo naturalmente, questo aspetto soapy non deve essere sfuggito alla premiata ditta "Lutens & Sheldrake" tanto che per tamponarlo hanno pensato bene di fasciare questo incenso con la seconda importante nota di ambra. Forse sarebbe più corretto dire che più che fasciarlo, quest'incenso, l'hanno impregnato tanto paiono una nota sola. Mi sono chiesto per tutta la mattina cosa desse quella rotondità, cose tamponasse il richiamo al sapone senza capirlo fino a darmi dello scemo davanti alla piramide. Il cisto non lo sento: semplicemente perché non lo conosco e perché difficile a mio avviso da isolare in quanto utilizzato spesso come esaltatore dell'ambra.
Un Lutens da meditazione. Facile da portare, per me, con un che di messa a proprio agio.
Amo i profumi più secchi, tuttavia. Quindi non posso che confermare ulteriormente la mia equa distanza dalle sontuosità di questa linea.



#8 Laura C.

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Posted 05 February 2019 - 01:23 PM

Tubéreuse Criminelle

1999 - Gratte Ciel Collection

 

Impressioni/Recensione di ADJUMI

 

E' il Lutens più strambo e prepotente che abbia mai sentito, forse sbaglio a definirlo in questo modo, è semplicemente il primo che potrebbe causare, a quelli con un naso poco abituato, reazioni e allontanamenti improvvisi.
I primi minuti sono i più terribili, perchè le note medicinali sono li, pronte a salirti nel naso.
A cosa penso? ad una pomata canforata, uno di quei gel trasparenti che si applicano sul corpo, dopo un trauma, per alleviare il golfiore.
Questo profumo mi riporta anche alla sensazione che mi provocava una crema, ricordo che mi era stata prestata, in un dopo palestra, da un amico, una di quelle "miracolose" per addominali, si trattava di una crema al peperoncino rosso e mentolo che stimolava la microcircolazione e provocava una sensazione di calore e pizzicorio.
Il tempo passa, la fase iniziale si spegne, ho l'immagine della tuberosa assassina seduta su una sedia, isolata, la figura è quella tipica dei quadri di Mark Kostabi, senza volto, coltello ancora in mano e testa bassa, in mezzo alla stanza c'è un pomodoro completamente schiacciato, pugnalato, colpito, è la vittima.
Ecco, grazie a questo isolamento, si riesce ad apprezzare una tuberosa equilibrata, quasi tanto come quella di PRADA, solo con qualche punta di peperoncino e skizzo di pomodoro, residui della fase principale.

 

Impressioni/Recensione di ROBERTO (2009)

 

La tuberosa non si fa domare come qualsiasi altro fiore. Personalmente è raro che mi piace indossarla. O troppo "donna seria", o troppo cremosa ed estiva.
Senza sorpresa il combo Lutens/Sheldrake ha fatto un colpo con questa. Senza dimenticare che si tratta di una creazione del
'99!
L'inizio medicinale (per non dire "malato") è evidentemente sorprendete, uno schiaffo di canfora fiorita, metallica che si scioglie in una miscela di fiori resinosi, di un verde sbiadito, austero. 
Finalmente lo sfondo più morbido rialza le facette cremose della tuberosa con un soffio di spezie necessario per non avere un accordo comune.

Impressioni/Recensione di Laura C.

 

Canforatissima Lei, prima che si palesasse pienamente sono riuscita a sentire la meravigliosa ventata di glicine poi Lei arriva. Ho letto di chi la associa ad un odore di benzina, al massimo direi più trielina, per qualche ragione non lo ritengo un odore sgradevole, anche se previene una ulteriore analisi delle note: finché c’è lei, c’è solo lei.
Non assomiglia a nessuno dei profumi alla tube che ho sentito finora, ancora non riesco ad identificare lo Styrax, ma ci arriverò a riconoscerlo; appena la canfora si smorza un poco vengono fuori i chiodi di garofano e noce moscata, la parte speziata, non sento vaniglia. Gelsomino e fiori d’Arancio non sono separabili dal tutto. La parte canforata lascia una sensazione metallica, glaciale, che rende la tuberosa argentea, lunare, è come se subentrasse il disgelo quando comincia a ritirarsi, pian piano emerge la primavera dallo strato ghiacciato e come in un time lapse vedi il ghiaccio che scompare, le gemme che si trasformano in boccioli e quindi i fiori, gli odori speziati che assumono toni legnoso-boschivi aromatici della bella stagione, ma restiamo sempre in un ambiente da primavera siberiana, non diventa mai caldo torrido.
Una fragranza da portare per se stessi, quando sei nel mood di star prima bene con te stessa/o, e al diavolo il mondo se non ti apprezza così come sei.
Una tuberosa artica, in molti dicono che la tuberosa che emerge dalla canfora è una delle più belle mai sentite, ma non tutti riescono a sopportare  il primo stage della fragranza e pochi riescono persino ad amare anche quello. Davvero bello, un cult.



#9 Laura C.

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Posted 06 February 2019 - 05:17 PM

Borneo 1834

Anno: 2005

 

Impressioni/Recensione di prisca

 

Inizio da Borneo perchè è uno dei miei profumi preferiti in assoluto.
Quello che mi piace di più in Borneo è che è un profumo che annulla la sensazione del tempo: al bando fretta e frenesia, per sentirlo ci vuole, prima di tutto, tempo.
Borneo riesce a creare un tempo suo. è una foresta dello spirito.
le note iniziali, liquorose e canforate, pungenti fino all'eccesso, lasciano in breve il posto ad un aroma accogliente, che accompagna come una presenza fisica.
un patchouly che ha perso la sua terrosità per diventare dolce e dorato incomincia a farsi sentire.
si ha una sensazione di oscurità e di calore, come se ci trovassimo dentro ad una antica foresta.
l'aroma di legni balsamici si lega a quello di lontani fumi di incenso e di spezie.
su di un quieto sentore legnoso il profumo si assesta bene, con calma, per lunghe ore in cui lo sentiamo ora più amaro, ora più dolce, sempre armonioso e presente.
la lenta evoluzione ci conduce ad un drydown dolce-amaro di cacao, di cioccolato amaro che non è per niente gourmand: è un cioccolato da gustare con il naso e con la pelle, non con la bocca.
più ci addentriamo in questa foresta più ne riconosciamo la potenza forte e rassicurante, ci rendiamo conto che il luogo esotico in cui ci troviamo ci è in fondo familiare, ne riconosciamo gli echi dentro di noi.
Borneo 1834 riesce a raggiungere vette di potente sensualità quasi senza volerlo, per vie traverse, o almeno la sensualità non sembra essere un obiettivo smaccatamente dichiarato ma arriva come in sordina e si insinua fino al midollo.

 

Impressioni/Recensione di Milady67

 

Scuro, avvolgente, nero da subito. Una liquirizia forte che mi porta alle fiere di quando ero piccola e si compravano una marea di rotelle e di stringhe, è tanto che non ne mangio come quelle di allora, ora le trovo quasi più light... quella che esce da Borneo light proprio non è.
Il patchouli arriva piano, così piano che non mi accorgo del cambiamento, è prima una fusione e poi resta solo lui, questo patchouli che ogni tanto mi punge il naso.. Quello che io proprio non sento è il cacao, forse è troppo fuso con il patchouli ed io quest'ultimo non lo conosco molto bene.
Dopo qualche ora sento ritornare la liquirizia e dopo circa 8 ora il profumo è ancora lì bello tosto e mi ricorda New Haarlem di Bond o meglio quel che rimane del Bond sui vestiti, sarà per forza il patchouli..
Temevo potesse essere un pò pesante da portare in una giornata un pò calda come quella di oggi e invece mi ha fatto compagnia senza essere troppo invadente. Credo comunque sia più apprezzabile per me in un periodo più fresco o freddo.
Buono, intenso e assolutamente non banale



#10 Laura C.

Laura C.

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Posted 15 April 2019 - 06:23 PM

Louve

Anno: 2007

 

Impressioni/Recensione di Cher Boy

 

Sono sincero, mi piace molto.
Tranquillo, pacato, dolce ma mai invadente. Mandorla subito, amara ma non troppo. Poi perde la sua amarezza (troppo forte per i miei gusti) e inizia a sentirsi la nota di gelsomino e di rosa, il muschio e il fondo vanigliato. Diventa piuttosto caldo e avvolgente, la mandorla si trasforma in un sentore più dolce ma al contempo piuttosto fiorito.
Persistente per la classica mezza giornata.
Sarà che osservando la Notte Stellata di van Gogh stavo indossando proprio Louve, ma ogni qualvolta lo indosso mi torna questa immagine.






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