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La profumeria commerciale che fine ha fatto?


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13 replies to this topic

#1 CRISTIAN

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Posted 19 September 2017 - 10:16 AM

Dopo alcune annusate tra i negozietti degli aeroporti estivi sono entrato da Sephora con un po' più di calma.

 

Le ragazze molto disponibili mi hanno messo sotto il naso un po' tutte le novità, questo mese (Settembre) 14, ma non è tanto quello che fa scandalizzare, anzi, ha forse più senso una lunga coda di novità in questi posti, rispetto a vederle tra le necchie odorose.

 

Sconfortante sentire come il gusto sia diventato così monotono, omologato, noioso, piatto, senza  farci mancare nulla quello che si annusare è privo di carattere e personalità e non tiriamo in ballo l' originalità perchè diventerebbe tutto troppo complicato.

 

Questo bel quadretto rispecchia forse un popolo narcotizzato dal cellulare, che vaga per le strade evitando al pelo qualsiasi ostacolo?

 

Comprendo sempre di più il successo di una nicchia così e così, perchè il livello più basso non esiste.

 

Ormai non serve la nonna che ci insegna a non accettare le caramelle dalla sconosciuto, perchè questi profumi, quasi tutti dolci e conditi con muschietti vari, sembrano usciti con lo stampino dalla stessa fabbrica e commissionati dalla stessa persona, fragranze che non ti sono amiche, che non vogliono condividere con te delle ore, perchè ti tradiranno appena dopo la testa.

 

Ho parlato molto con il personale, dura vendere certa roba, per fortunata è roba firmata e oggi, più di ieri, vendi il pack e la marca.

 

Il nuovo Hermes, che è sempre stato un marchio con profumi "un gradino sopra", è presentato dalle formatrici come l'odore della svolta, una modo per tirare i ragazzi giovani verso il marchio, a me sembra un pretesto per spingerli verso la cattiva strada.

 

Peccato!



#2 SerGoffrego

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Posted 19 September 2017 - 10:27 AM

A me è successa la stessa cosa con Savage di Dior, lo annuso.... Pausa di riflessione... Faccia schifata/delusa... Non ha nulla di nuovo... E la commessa non si sbilancia più di tanto ma mi fa capire che ho ragione! Ma mi dice poi che grazie alla campagna pubblicitaria di Depp tutti lo vogliono e tutti lo comprano. Perché purtroppo oggi è vero fa più figo dire ho un Dior addosso, ho un Paco Rabanne.... Piuttosto che essere orgogliosi di un profumo che olfattivamente parlando ci emoziona. Mentre quando indossi un profumo un po' più insolito ,tipo settimana scorsa con Chergui di Lutens, e mi sento dire :"Mai sentito è un equivalente!?!". E ti guardano con la stessa faccia schifata che ho fatto io con Savage. Secondo me è tanta ignoranza semplicemente... Sì segue la massa, ciò che è sulla bocca di tutti e stop...

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#3 CRISTIAN

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Posted 19 September 2017 - 10:28 AM

Fa riflettere il fatto che se vuoi comprare ancora del commerciale ti devi abbasse al livello inferiore, perchè a vista d'occhio ci sono solo le novità e comprare un profumo che ha 30/40 anni e pure ritoccato.



#4 seleno77

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Posted 19 September 2017 - 10:56 AM

Ti capisco e ti appoggio, ho sentito il nuovo Chanel, un marchio che negli ultimi anni non sta macinando soldi, è scritto un po' su tutte le riviste di finanza e correre ai ripari con un profumo è importante perchè è quella cosa che ti può far fare cassetto in breve tempo e ti permette di lanciare pubblicità,  che vale di più di quella per per gli abiti e gli accesso che in TV non arriva. Se l'eau di Chanel può essere una versione easy e giovane del 5, ma c'era bisogno? Gabrille non credo accontenti le clienti della doppia c.


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#5 RobbyRouge

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Posted 19 September 2017 - 01:05 PM

Ho notato proprio ieri in vetrina sia il nuovo Hermes che Gabrielle......ho avuto per un attimo la tentazione di entrare a dare un'annusata, ma ammetto che ormai i miei "schemi" mentali hanno preso il sopravvento sulla curiosità,quindi sono passata oltre ,con la già quasi certezza di un flop .

 

Non vorrei sembrare un'esagerata snob olfattiva, ma dopo anni di sentito e risentito,trito e ritrito, ai marchi commerciali non dò più possibilità :

preferisco correre il rischio di perdermi qualcosa di meritevole piuttosto che fare fronte all'ennesima delusione da parte di marchi che in passato mi hanno concesso tante soddisfazioni olfattive,che accendono i miei ricordi e mi hanno regalato emozioni,scelgo di conservare solo le impressioni positive !!!!



#6 CRISTIAN

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Posted 19 September 2017 - 01:20 PM

Chedo che questo sia il giusto approccio :smile:

perchè alla fine noi portiamo rispetto per la nostra passione, che è il profumo in generale, me se poi ci capitano sotto il naso certe cose....



#7 elmifra

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Posted 20 September 2017 - 12:35 PM

Non ho preclusioni verso i commerciali ...amo alcuni grandi classici commerciali, ma tolti questi,il panorama si fa davvero sconfortante.. Gabrielle e Twilly sono l'emblema di questa deriva...eppure ci provo..entro....annuso ed esco nauseata...



"Nous sommes tous fragiles. Le parfum est une arme contre notre fragilitÚ" (Serge Lutens)

"Le persone sono come le vetrate. Scintillano e brillano quando c'Ŕ il sole, ma quando cala l'oscuritÓ rivelano la loro bellezza solo se c'Ŕ una luce dentro".
Elisabeth Kubler Ross

#8 Lorenzo

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Posted 20 September 2017 - 05:15 PM

Ormai anche io nei duty free faccio altro, elettronica o whisky :smile:, tale è lo scoramento. Ultimo sentito il Mon Guerlain, e boh...finisco per pensare "pensavo anche peggio...", il che non è un gran che.
Senza intavolare grandi discussioni, credo stia succedendo una cosa analoga in molti settori di consumo: il mercato si biforca, gusti consapevoli e assenza di gusto, poi quando la biforcazione si allarga troppo ecco che nasce la "nicchia così e così" come dice Cristian, o il Tavernello riserva, o le patatine di Cracco...E di nuovo riparte la biforcazione...

Lorenzo

Non si trasforma la propria vita senza trasformare se stessi
(Simone De Beauvoir)


#9 Annameri

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Posted 21 September 2017 - 06:42 AM

tiro in ballo anche io la Gabriella (il nuovo chanel). quando l'ho sentito ho pensato "e questo dovrebbe stare vicino agli altri chanel???"

altro esempio credo sia il cambio pack di guerlain: si volge verso l'omologazione, emblema della società, e anche un un vivere di rendita del mondo della profumeria commerciale. vivere di rendita del fatto che per la media delle persone è sufficiente che il profumo che si senta a km di distanza, col naso assuefatto dallo standard. chissenefrega della storia, dell'emozione.

 

tutto questo mi fa pensare anche alla figura della donna oggi (scusate se non vi tiro in ballo maschietti ma è perchè SE un uomo si profuma sceglie con maggior criterio, secondo me): si sentono solo scie di vanilline di bassa lega volte solo ad acchiappare il naso altrui, a farsi notare, come se la donna dovesse essere per forza dolce o debba per forza rimandare a qualcosa di buono dal punto di vista alimentare. il bocconcino da bramare con l'acquolina in bocca. 

 

comunque non sono mai stata una frequentatrice del commerciale, dico la verità. gli unici riscontri li ho dai campioncini che mi vengono dati quando vado ad acquistare cosmesi o prodotti per il corpo.



#10 Annameri

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Posted 21 September 2017 - 06:49 AM

altra cosa: non mi ricordo in quale documentario o articolo ho sentito questo che sto per dirvi. una volta le aziende di moda (chanel/fendi/ferre ecc) facevano profumi che la gente acquistava anche solo per il pensiero di poter acquistare "uno chanel" e portarselo addosso senza spendere un capitale, ma la consapevolezza di questo portava a creare (credo) profumi che mantenessero il carisma dell'azienda. adesso...



#11 MirkoC

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Posted 28 September 2017 - 09:37 PM

Oggi ho fatto un giretto in un punto vendita di una nota catena commerciale e devo dire che è stato molto desolante :-(
Come diceva CRISTIAN... gli stessi sentori per tutti i profumi e molte cose già sentite "vestite do nuovo". La commessa di questa profumeria mi ha detto che gli acquirenti, soprattutto giovani, sono attratti "in massa" dai profumi con alle spalle una forte campagna pubblicitaria e quando entrano non vogliono sentire altro. L'unico che mi ha colpito è un profumo da donna: Goldea di Bvlgari, solo nella versione The Roman Night però . Noto che in questo periodo va molto di moda Roma per ciò che riguarda le ultime uscite nel mondo dei profumi; oltre al flanker di Bvlgari vedi anche la collezione di Mauro Lorenzi, dedicata ai sette colli romani, e la recente "riesumazione" del profumo Roma di Laura Biagiotti tramite i vari flanker appena usciti sul mercato.
Gabrielle di Chanel a me non è affatto dispiaciuto ma lo trovo contraddistinto da note già trite e ritrite in abbondanza (nessuna originalità insomma); mi sarei aspettato qualcosa di più da una maison che, insieme a Dior, Givenchy, Guerlain e YSL, ha storicamente rivoluzionato il mondo della profumeria.

#12 Air_ansia

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Posted 30 September 2017 - 01:45 PM

Ho letto tutto il thread, molto interessante e condivido tutto. Purtroppo oggi, come in tutti gli ambiti, l'importante è il dogma profitto. Anche le questioni artistiche non sono più tali.
Quindi l'artista profumiere non è più libero di produrre in base alla sua vena artistica e poi il direttore commerciale sceglie una delle sue proposte.
Ma è il direttore commerciale che facendo le sue valutazioni di mercato, dice al profumiere cosa fare e magari anche come farlo non me ne meraviglierei.
Forse la vera differenza tra la nicchia e il commerciale sta in questo approccio.
Come avete già detto voi, oggi senti una conformazione di sentori desolante. Non si riesce neppure a distinguerli uno dagli altri.


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#13 CRISTIAN

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Posted 03 October 2017 - 09:02 AM

Va anche detto che ci sono artisti che fanno meglio, secondo me ed il mio naso :smile: , quando sono guidati da un brief chiaro e quando c'è qualche euro in più da spendere nella formula.

Posso anche fare un esempio, Buxton ha fatto grandi cose per Comme, per Biehl, il vetiver di LeLabo...però le sue linee dirette non mi convincono.



#14 MirkoC

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Posted 03 October 2017 - 07:10 PM

Va anche detto che ci sono artisti che fanno meglio, secondo me ed il mio naso :smile: , quando sono guidati da un brief chiaro e quando c'è qualche euro in più da spendere nella formula.
Posso anche fare un esempio, Buxton ha fatto grandi cose per Comme, per Biehl, il vetiver di LeLabo...però le sue linee dirette non mi convincono.

Senza voler dire cose più grandi di me, dàta la mia inesperienza nel settote, concordo con quanto scritto da CRISTIAN. Per non fare gaffes mi sono documentato sui vari lavori di Mark Buxton, su Fragrantica, e ho scovato, ad esempio, il mio amato Comme des Garçons 2 MⱯN e anche Michael Sontag Form (Mark Buxton for Verdúu) e devo dire che sono due profumi davvero riusciti. Invece il suo profumo legato al progetto Renegades, da come mi hanno detto nato proprio dall'esigenza di non avere regole e dettami da parte di nessun brand, non mi è piaciuto. L'ho sentito un po' di tempo fa in realtà, quindi non ricordo esattamente le note olfattive, però ho il ricordo chiaro di una fragranza senza infamia e senza lode (per i miei gusti nulla di che insomma); effettivamente forse una "guida" rende di più nel suo caso.
Di pancia sarei in genere attratto dai lavori nati dall'estro puro del creatore, senza limiti e confini, ma bisogna anche ammettere che alcune persone hanno proprio necessità di "appoggiarsi" a schemi ben precisi per riuscire a dare il meglio.




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